ATTACCO AI GAL. Lettera di Marmo al Governo Nazionale e Regionale

Una Lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri Renzi, Al Ministro dell’Agricoltura Martina, al Presidente della Giunta Regionale Emiliano

Bari, 05/05/2016

Signor Presidente del Consiglio dei Ministri

presidente@pec.governo.it

ROMA

Signor Ministro delle Politiche Agricole

ministro@politicheagricole.it

ROMA

Signor Presidente della Giunta Regionale della Puglia

presidente.regione@pec.rupar.puglia.it

BARI

Illustrissimi signori,

Quali prospettive potrà mai avere il Mezzogiorno d’Italia -e la Puglia in particolare- se trasparenza e legalità continuano a essere opzionals, e l’elusione delle regole e la tentazione delle gestioni pubbliche o consociative vere e proprie fisse delle pubbliche amministrazioni e di chi le governa.

Mi riferisco al prossimo Programma Leader in Puglia che nella nostra programmazione comunitaria 2014/2020 nel settore agricolo vale da solo, in spesa pubblica, circa il 10% dell’intero Programma di Sviluppo Rurale: in pratica ben 158 milioni di euro. E mi spiego.

La normativa Comunitaria prevede che i Gruppi di Azione Locale (GAL), che gestiscono i singoli programmi territoriali, siano rappresentativi del partenariato locale pubblico-privato, con il limite, però, che, a livello di governance, né le autorità pubbliche né alcun soggetto portatore d’interessi collettivi (cioè le organizzazioni sociali o economiche) possano rappresentare più del 49% del potere decisionale (art.32 lettera b del Reg.1303/2013). In pratica il Legislatore Comunitario della vigente PAC ha voluto, così come in passato, che gli attori dello sviluppo locale dei programmi Leader fossero “gli imprenditori rurali, singoli e associati”, ai quali, non a caso, non estende quel limite.

Così è stato prevalentemente in Puglia fino ad ora, ma così non sarà nel prossimo programma a dispetto dei risultati ottenuti da molti GAL pugliesi nel programma 2007/2013, che, in gran parte, hanno raggiunto risultati migliori di quelli che ha raggiunto la stessa Regione nella gestione dei fondi comunitari a regia diretta in iniziative coerenti.

Infatti, nel Comitato di Sorveglianza di Marzo, silenti o dormienti i rappresentanti nazionali e comunitari, la Regione Puglia, in perfetta elusione delle regole comunitarie, è riuscita a far approvare una regolamentazione del prossimo programma Leader che, di fatto, assegna, con una serie di variegati e astrusi criteri premiali nella valutazione, i futuri programmi territoriali alla gestione ai soggetti portatori d’interessi collettivi. In sostanza, ai sindacati e alle associazioni di categoria, con (più verosimilmente) o senza (assai meno verosimilmente) le pubbliche amministrazioni: in pratica assegna Loro i GAL che si saranno adeguati a questa nuova versione della gestione consociativa di vecchia memoria ovvero i nuovi GAL, all’abbisogna costituiti secondo la nuova volontà regionale, lascian­do gli operatori rurali nella condizione che o “ci stanno” o “ci stanno”.

E’ vero che gli Autori di tale sfacciata elusione della normativa comunitaria potranno sostenere che i criteri di valutazione previsti per la “struttura GAL-partenariato” non sono vincolanti e che se un GAL proponente non volesse adottarli, può benissimo non farlo, ma è altrettanto vero che chiunque non si adegui non avrebbe alcuna possibilità di essere assegnatario della misura pur ove dovesse presentare una Strategia di Sviluppo e un Piano (PAL) meritevole, per qualità della proposta, del massimo del punteggio, essendo aritmeticamente superato da qualsiasi altro GAL che pur, non avendo raggiunto il massimo del punteggio per la proposta, si fosse però adeguato alle nuove regole di governance previste dalla Regione.

Per rendere attuabile, poi, tale nuova impostazione, la Regione ha previsto anche un radicale abbassamento del limite minimo del capitale sociale dei GAL (si sa, i soggetti pubblici e le associazioni sindacali e di categoria non hanno molte risorse a disposizione); un astruso richiamo a un indice (Gini) che garantisce ad alcuni dei soggetti del partenariato, ma non agli imprenditori, una sorta di diritto di veto operante tra loro.

I prossimi Gruppi di Azione Locale saranno pertanto, di fatto, gestiti dalle Pubbliche Amministrazioni (Comuni, Provincie, Università, Camere di Commercio, etc.) e dalle organizzazioni sindacali e di categoria, con la logica, c’è da giurarlo, del “uno a me, uno a te, uno a quell’altro”. Svuotati i due cardini della direttiva comunitaria, partecipazione ampia e imprenditori. Una sorta di partitocrazia spartitoria di ritorno!

La riprova è qui: Nei giorni scorsi e non appena accettate dal Comitato di Sorveglianza le nuove regole, in qualche realtà provinciale (ma certamente le altre si adegueranno) pubbliche amministrazioni, gestite dalle parti sociali, con queste ultime, si sono già accordate per individuare il partenariato (cioè gli imprenditori da associare come comparse), per predisporre i progetti per la futura gestione dei singoli progetti. Dove sono gli imprenditori rurali? E il partenariato pubblico-privato? E l’evidenza pubblica?

Altro capitolo poi riguarda i criteri di valutazione proposti dalla Regione Puglia e accettati supinamente dal Comitato di Sorveglianza, sempre silenti o dormienti i rappresentanti nazionali e comunitari.

Infine i punteggi: sono stati divisi in tre grandi categorie (ottimo, buono, sufficiente) con, ovviamente, differenti punteggi, con difficile distinzione dei confini tra ottimo e buono. Eppure un buono che diventa ottimo o un ottimo che si tramuta in buono può comportare l’inclusione o l’esclusione dalla graduatoria dei vincitori. Come fai a contestarlo?

Alla commissione che valuterà le proposte è assegnata, quindi, una discrezionalità totale; cosa che, come Loro certamente comprenderanno, non è pratica che il Sud può ancora permettersi.

Sarà necessario, se il disegno della Regione Puglia dovesse così continuare, accendere sin da ora un grande faro da parte dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.

E’ vero che i tempi stringono e a fine ottobre tutta la procedura dovrà essere completata per cui proseguire per questa strada non è solo ingiusto e irrazionale, ma anche molto pericoloso.

E’ immaginabile cosa significherebbe per la Puglia (che già per il programma comunitario in agricoltura registra ritardi inconcepibili) se la graduatoria finale dovesse bloccarsi dinanzi al Giudice Amministrativo (gli elementi d’illegittimità ci sono e sono numerosi)?

Significherebbe un ritardo drammatico con il rischio di perdere definitivamente e drammaticamente, con gravi responsabilità, i fondi dei programmi Leader.

Il Governo Nazionale è una delle parti del Comitato di Sorveglianza e, quindi, può intervenire, con le prescritte procedure urgenti, per rimettere il programma Leader Puglia su binari della legalità e trasparenza.

Confido nel loro tempestivo intervento.

Cordialità.

Nicola Marmo

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